Questa è la sintesi del primo capitolo di ” Lavoro salariato e capitale ” di Karl Marx, esporre le idee è molto più importante che giudicarle a priori, e poi magari a esposizione conclusa se si ha qualcosa da dire la si dice come critica apprezzamento o quel che si vuole. In ogni caso qui non si tratta ne di comunismo nè di capitalismo, ma solo dell’analisi di un sistema economico.
La critica si articola principalmente su tre punti
1) Il rapporto fra il lavoro salariato e il capitale
2) La decadenza inevitabile delle classi medie borghese e del cosiddetto ceto contadino nel sistema attuale
3) L’asservimento commerciale e lo sfruttamento delle classi borghesi delle diverse nazioni europee da parte del despota del mercato mondiale, l’Inghilterra…( oggi gli Stati Uniti )
Cosa è il salario, definizio e da cosa nasce.
Si riceve una determinata somma per svolgere un rispettivo lavoro a seconda della branca alla quale l’operaio appartiene.
Il salario è la somma di denaro che il padrone paga per un determinato tempo di lavoro o per una determinata prestazione.
Il borghese compra il lavoro con il denaro come compra una qualsiasi materia prima o semilavorata. E gli operai, per denaro vendono il loro lavoro. Con la stessa somma con la quale il borghese ha pagato l’operario avrebbe potuto comprare una certa quantità di materia prima o di qualsiasi altra merce. I soldi con i quali compra le ore di lavoro sono il prezzo di quelle ore di lavoro, il lavoro è così merce nè più nè meno come le altre. Una si misura con l’orologio l’altra con la bilancia.
Gli operai fanno allora l’unica cosa possibile, uno scambio di merce. L’unica che essi possiedono, il lavoro con il denaro del capitalista secondo un rapporto determinato. Tanto denaro per tanto tempo di utilizzo della forza lavoro dell’operaio.
L’operaio scambia allora la sua merce con altre merci di ogni genere cibo alloggio abiti, questi rappresentano il valore di scambio del suo lavoro ( concorrono per una parte alla determinazione del prezzo del lavoro ).
Il salario allora non è che un nome speciale per indicare il prezzo del lavoro, merce contenuta nella carne dell’uomo.
Nell’esempio del tessitore, un operaio tesse una tela per un venditore che acquista il telaio il filo e la tela. Il borghese alla fine avendo pagato il lavoro all’operaio si impadronisce totalmente della tela e la rivende. Il salario del tessitore si scinde quindi dal prodotto del proprio lavoro, la tela, la tela non gli appartiene, per quello è già stato pagato. Il capitalista paga il lavoro sul filo per far la tela non con quello che ricaverà dalla tela ma con denaro anticipato. In questo modo il telaio e la tela non sono del tessitore ma sono acquistati dal borghese, allo stesso modo il lavoro una volta acquistato viene pagato d’anticipo e ottenuto su parola togliendolo dalla proprietà del lavoratore.
Tutto quello che succede dopo alla tela, che il borghese la venda a prezzo vantaggioso per lui o che non la venda non è più affare del tessitore che ha ormai venduto la sua merce. Il borghese compra tutto con il suo capitale mercificando il lavoro, la mercificazione è data dalla non proprietà del tessitore del suo lavoro che lo vende di netto.
Dopo che il borghese ha comprato tutta la merce, lavoro commpreso, la materia prima il filo e il telaio egli produce con strumenti che gli appartengono totalmente, IL TESSITORE PARTECIPA ALLA DETERMINAZIONE DEL PREZZO DELLA TELA NON PIU’ DI QUANTO NON VI PARTECIPI IL TELAIO.
Il salario non è allora una partecipazione dell’operaio alla merce da lui prodotta. Ma è quella parte già preesistente di merce con la quale il capitalista si compra una determinata quantità di lavoro produttivo.
Il lavoro-merce è venduto dal suo possessore, l’operaio, per vivere. Ma il lavoro è la sua attività vitale, la manifestazione della sua stessa vita ed egli vente questa attività vitale per vivere… vende il suo tempo per assicurarsi i mezzi di sussistenza che assicureranno altro tempo a lui per produrre lavoro e quella parte di tempo libero.
Il lavoratore che lavora per vivere non calcola il suo tempo utilizzato al lavoro come parte di vita ma come sacrificio da fare nella sua vita allo stesso scopo di vivere. I mezzi di sussistenza che il lavoratore compera con il salario gli permettono di vivere e di sudare ancora altre ore di lavoro che gli permetteranno di guadagnare ancora per viverne altre ancora. L’operaio vendendo il lavoro come merce partecipa alla determinazione del prezzo passivamente e vive la sua vita lavorando per vivere, vive guadagnangdo senza produrre per se, l’unica cosa che produce per se è il salario.
La vita incomincia per l’operaio all’osteria a tavola nel letto quando finisce il suo lavoro, il significato del lavoro dell’operaio non stà nel tessere ma nel guadagnare ciò che gli permette di andare a tavola e al banco dell’osteria.
Ma il lavoro salariato è lavoro libero, non è sempre stato così. Gli schiavi non vendevano il loro lavoro. I servi della gleba non ricevono il salario ma sono essi stessi che danno un tributo al proprietario della terra.
L’operaio non appartiene nè alla terra nè al proprietario, ma a colui che compra le sue ore lavoro.
L’OPERAIO VENDE IL SUO LAVORO A CHI POSSIEDE I MEZZI DI PRODUZIONE.
Essi non appartiene a un borghese, non al suo proprietario, ma alla borghesia come classe, è suo compito cercarsi il nuovo padrone ma lo troverà sempre nella classe borghese perchè essa detiene i mezzi di produzione, e la classe borghese rappresenta per l’operaio il compratore.
Il salario è allora il prezzo di una merce, e, viene determinato come il prezzo di qualsiasi merce.
Fattori fondamentali nella determinazione del prezzo della merce.
1)Concorrenza tra compratori e venditori
2)Rapporto fra domanda e disponibilità
3)Rapporto fra richiesta e offerta
( forse il termine rapporto nel mercato moderno potrebbe essere sostituito dal termine concorrenza, anche se il consumismo odierno appanna la vista dei compratori non permettendogli di instaurare con i venditori un rapporto di concorrenza. Si và annullando anche il rapporto di fiducia consumatore—>marca e si instaurano rapporti più complessi quali… consumatore—-prezzo più basso o consumatore—-moda di massa )
La merce viene offerta da diversi venditori. nell’analisi di Marx chi vende a miglior prezzo a parità di qualità prenderà una buona fetta del mercato, oggi però la visibilità del prodotto dipende anche dalla pubblicità e dalle mode, il prezzo più basso a parità di qualità non sempre si assicura lo smercio maggiore. In generale però esiste una concorrenza fra i venditori che permette il ribasso dei prezzi delle merci.
La concorrenza fra i compratori e i venditori è invece un rapporto diverso. I compratori vogliono comprare il più possibile a buon mercato, i venditori vogliono vendere il più possibile al prezzo più caro. Il risultato della concorrenza fra venditori e compratori dipende da come si comportano i compratori nella loro concorrenza per la determinazione del prezzo. Il prezzo dipende dal fatto che la concorrenza sia più forte fra i compratori e venditori o fra i venditori.
Se ci sono 100 balle di cotone sul mercato e compratori per 1000 balle la domanda è 10 volte superiore all’offerta, la concorrenza frai compratori sarà allora molto più forte di quella fra i venditori, in quanto ognuno vuole prendere almeno una balla se non addirittura tutte.
Nella storia del commercio ci sono stati cattivi raccolti di cotone in cui alcuni hanno cercato di comprare non 100 balle, ma tutto il cotone del mondo.
I compratori per assicurarsi la merce dovranno allora alzare relativamente il prezzo all’offerta precedente mentre i venditori sicuri che venderanno in ogni caso tutto il cotone si vedranno bene dal cedere subito la merce. Fra i venditori non c’è concorrenza o cmq molta meno di quella fra i compratori, da cui segue che la categoria che si fà essa stessa più concorrenza al suo interno perde capacità di ribassare o rialzare il prezzo.
La misura del mio guadagno, al momento, si misura senza misurarla.
Mai misurato il nulla?
Se puoi dire ” Nulla ” vuol dire che lo hai già misurato… Se un bicchiere è vuoto la misura del liquido contenuto è zero…
Cmq il sunto vale per l’intera classe non per il singolo… ( lavoratori, industriali, commercianti )